L’undicesimo giorno della falena

Lo senti il silenzio? Quello che soffia tra i vestiti stesi sui terrazzi di Roma, così lontani dallo sguardo che ne fanno solo immaginare il profumo di fiori. Sui fili sottili si muovono come fossero dei burattini senza corpo, in un ballo silenzioso e sincronizzato fino a vedere le onde del mare tra i lenzuoli che galoppano lentamente. Lo senti il silenzio, quello che se ti affacci alla finestra di notte ti taglia le guance con il suo freddo, fino a far perde- re il respiro guardando sempre più in alto nel cielo, per poi tornare sulla terra al primo passaggio di una macchina che spezza l’incantesimo. Lo sente il silenzio, l’anziana che si rannicchia nella sicurezza della sua casa, aiutata da un udito che pian pia- no va scemando. Lo riconosce lei, il suono del silenzio, mentre gira tra le stanze ripercorrendo ogni giorno le stesse azioni e mentre ricorda in cuor suo una vita fatta di colori. Lo sento il silenzio, perdersi pian piano tra le piccole foglie degli alberi, quelli che fanno passare la luce al muoversi dell’aria, quelli che danno riparo ai nuovi colori che si sono impossessati del presente

Prologo

Ho diciassette anni. Quell’età in cui ti sembra di essere padrona del mondo. Ogni giornata è diversa, viva, piena di speranze per il futuro. Quell’età in cui ancora credi di poter cambia- re le cose, di rendere tutto più bello grazie ai tuoi ideali. Così mi sento, come se il futuro fosse oggi, non domani. Sul mio diario scrivo solo i compiti e le date più importanti. Nel mio zaino ho messo questo piccolo blocco fatto di numeri, dediche dei giorni passati, disegni, colori schizzati a casaccio solo per far passare prima le ore noiose della scuola. Sfoglio fogli vuoti fino a maggio quando Daria compirà 18 anni, una data importante per noi. Quando si ha un’amica del cuore quello che capita a una delle due è come se succedesse anche all’altra e così vivrò in ante- prima quello che capiterà anche a me tra un anno. Oggi voglio pensare solo al freddo che mi scivola sul volto per finire in mezzo ai capelli che sembra stiano volando, leggeri dietro di me. Proprio per questo non ho voluto il casco, non è obbligatorio e ti da quel senso di oppressione. Una giornata così bella non c’era da tempo, persi nel grigiore di questo inverno piovoso che ci ha fatto rinchiudere per troppo dentro casa. Oggi voglio volare via, veloce, nel vento. Oggi è un giorno eterno, tutto si ferma in quel sottopassaggio. Le città sono strane, passi dai colori dei palazzi, dai mille stili di una metropoli come la Capitale immersi nel verde degli alberi che lasciano passare i raggi del sole a loro piaci- mento, fino ad arrivare nella semi oscurità dei tunnel che attraversano le strade per farci arrivare ovunque. Non si sentono più gli uccellini, nè il vociare dei passanti. Senti solo un boato lieve ma penetrante che aumenta man mano che entri dentro, come risucchiati nello stomaco di un gigante. Di punto in bianco non sento più niente, tutto è ancora più buio, fermo, eterno. Non rie- sco a muovermi ma sento intorno a me i miei amici, sono spaventati. Il loro cuore che batte all’impazzata mi soffoca, li sento così forte, spezzati solo dall’arrivo dell’ambulanza. Una paura così grande non l’ho mai provata prima, non riesco neanche a piangere, o almeno credo. Avete presente quando mandi veloce un film avanti e poi indietro senza trovare il punto esatto che vorreste vedere? Ora è un po’ così, va tutto veloce: i rumori, le persone che mi circondano senza che io possa capire cosa stiano facendo, il passato, la voglia di chiamare la mia amica, non la sento più vicino a me. Non sento più quel cuore che sembrava le stesse uscendo fuori dal petto. Ho solo sete. Tanta sete. Arriva il silenzio.